Operatori di telecomunicazioni

Gli operatori virtuali contrari alla proposta di far pagare Netflix e soci per l’uso delle reti

La richiesta dei grandi operatori di telecomunicazioni inviata nei mesi scorsi all’Unione Europea per costringere i fornitori di contenuti in streaming a pagare per l’utilizzo delle reti si scontra oggi con il parere contrario degli operatori virtuali, che hanno chiesto proprio all’UE di respingere la suddetta richiesta al fine di evitare quella che, a loro dire, potrebbe comportare una sorta di distorsione del mercato.

Andiamo con ordine. Già da tempo diversi grossi operatori di telecomunicazioni infrastrutturati chiedono alle autorità europee di obbligare le varie Netflix, Amazon, Facebook e Google, giusto per citare i nomi di spicco del comparto, a contribuire economicamente allo sviluppo delle reti in fibra ottica e 5G in quanto sono proprio le loro attività a costituire buona parte del traffico complessivo generato dagli utenti.

La richiesta formale è arrivata sul finire del 2021 all’Unione Europea tramite una lettera che portava le firme di gruppi come Telefonica, Orange, KPN, BT Group, Telekom Austria, Vivacom, Proximus, Telenor, Altice Portugal, Telia Companya, Deutsche Telekom, Swisscom e Vodafone.

Le autorità europee non si sono ancora pronunciate sulla questione, anche se ambienti vicini a Bruxelles parlano di un orientamento favorevole alle richieste dei big delle TLC, che potrebbero quindi vedere accolte le loro ragioni.

A porre un potenziale stop al pronunciamento dell’UE arriva però adesso la controrichiesta di MVNO Europe, l’associazione degli operatori mobili virtuali euroopei di cui fanno parte anche gli italiani PosteMobile e CoopVoce, oltre al gruppo Comcast in questo caso attore interessato per l’operatore britannico Sky Mobile.

Secondo i virtuali, imporre ai fornitori di contenuti di pagare i grossi operatori di telecomunicazioni porterebbe a degli svantaggi per i piccoli operatori, che potrebbero essere messi in difficoltà per via del potere economico che i grossi provider sarebbero in grado di raggiungere nel caso di una decisione favorevole da parte dell’Unione Europea.

Imporre a Netflix e soci di pagare gli operatori darebbe a questi ultimi un’iniezione di risorse potenzialmente in grado di sbilanciare gli equilibri del settore e minarne la competitività. I provider infrastrutturati, secondo MVNO Europe, potrebbero acquisire infatti il potere di decidere la trasmissione dei contenuti solo dietro il pagamento di determinate somme, arrivando così a distorcere il mercato a scapito della libera concorrenza.

L’associazione fa leva in particolare sul fatto che, in questo modo, l’uso dei servizi di rete forniti dagli operatori verrebbe pagato ben tre volte: dai clienti finali, cioè dagli abbonati alle varie offerte fisse o mobili, dai fornitori di contenuti, come i già menzionati Facebook, Netflix, Amazon e Google, e dagli stessi operatori virtuali, che già oggi pagano delle tariffe per l’accesso alle reti fisiche che consentono loro di raggiungere la clientela ed erogare i servizi.

Un ulteriore balzello per i “big tech”, sempre secondo MVNO Europe, non troverebbe ulteriore giustificazione in quanto gli operatori hanno già avviato da tempo i rispettivi progetti per potenziare e aggiornare le loro infrastrutture. Tali piani sarebbero stati decisi e portati avanti indipendentemente dall’impatto sempre più grande che lo streaming e i social network hanno avuto sulla fruizione di Internet in questi ultimi anni.

I piccoli operatori temono infine che la situazione possa comportare in futuro un aumento delle tariffe wholesale (cioè la spesa per l’acquisto della connettività all’ingrosso) tale da ridurre la loro competitività, favorendo così in maniera decisiva i grandi operatori proprietari delle reti.

Commenta